9 anni fa il vergognoso interregno Cala, tra alberghi sottomarini e lo schema per fare gol

Sarà pur vero che non bisogna soltanto guardare al passato e usarlo come esempio solo in negativo, ma la storia di cui ogni salernitano va giustamente fiero dovrebbe essere almeno conosciuta. Chi oggi si scandalizza per qualche dichiarazione dura nei toni ma condivisibile nei contenuti, probabilmente preferirebbe un presidente elegante, con la sciarpa al collo, che si commuove sotto la curva, fa promesse ogni giorno e poi non paga nemmeno la bolletta della luce. 9 anni fa, dopo il vergognoso fallimento targato Aliberti (rimpianto oggi da chi all’epoca lo contestava anche di notte, le stranezze di questa città che non dovrebbe proprio più nominare chi ha condotto il cavalluccio marino in terza categoria con milioni e milioni di debiti e senza alcuna giustificazione!), ecco spuntare dal nulla un italo-americano accompagnato sotto braccio da Antonio Lombardi e dal responsabile marketing Bruno, nonché da un altro Antonio Lombardi che, pur sbagliando qualche congiuntivo di troppo, sembrava sicuro del fatto suo e desideroso di ripartire da Salerno dopo l’epopea dell’Ascoli di Rozzi. Mentre la Co.vi.Soc segnalava inadempienze e si apprestava a togliere altri due punti alla Salernitana, ecco convocata al Grand Hotel una conferenza stampa improvvisa che spiazzò anche quell’amministrazione comunale che tanti ostacoli pose sul cammino di un club già sull’orlo della crisi. Joseph Cala, proprietario della Cala Corporation, divenne il nuovo presidente della Salernitana e le sue promesse furono alquanto semplici: serie B subito, serie A in due anni, presenza in curva con gli ultras pagando il biglietto, settore giovanile stile Boca Juniors, uno stadio nuovo, due campi di allenamenti nuovi, investimenti milionari, squadra stellare, Breda allenatore a vita, esonero di Nicola Salerno comunicato a mezzo stampa. Tutt’Italia si soffermò su questo personaggio che, in quindici giorni, rilasciò qualcosa come venticinque interviste incontrando tutti i club organizzati per svelare i dettagli di una trattativa durata mesi e mesi in quel di Vallo della Lucania. Già dopo tre giorni, però, non furono versate le somme dovute e promesse ai tesserati. “Ho scoperto debiti di cui non ero a conoscenza, c’erano accordi privati tra la vecchia amministrazione e i giocatori. Se pago quanto c’è scritto rischiamo comunque di fallire perchè ci sono cifre importantissime che Lombardi deve corrispondere” la giustificazione di Cala, mentre la squadra aveva già capito si trattasse di un bluff. Il povero Breda dovette sorbirsi ore e ore di lezioni tattiche da parte di Cala (“Dopo tre ore di disegni alla lavagna mi bastò una sola domanda per mandarlo in crisi” commentò ironicamente qualche tempo dopo), Montervino contattò amici imprenditori per capire la solidità economica del personaggio imbattendosi in un “fallirete, scappatene!” che valeva più di ogni altra cosa. Alla fine tutto tornò in mano a Lombardi, il tribunale di Napoli multò per 5 milioni la Salernitana per la vicenda marchio, i punti di penalizzazione divennero sei e a giugno ci fu il fallimento con la ripartenza in serie D. E chi conosce la storia ci pensa due volte prima di dire “meglio in Eccellenza che con questa società”, destino toccato a tutti i presidenti che dal 1919 ad oggi hanno retto il timone della società.

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