Aliberti, palla di pezza, marchio, multiproprietà: ok, la scusa è giusta

Aliberti, palla di pezza, marchio, multiproprietà: ok, la scusa è giusta

Ad ogni anno la sua scusa. Eppure sarebbe molto più semplice ammettere che quello dei 20mila dell’Arechi è ormai un falso mito e che lo strapotere della tifoseria granata va ricercato in tempi ormai remoti e che non potranno più tornare nemmeno se la Salernitana vincesse il campionato e militasse in serie A. Del resto è la società che è cambiata: prima il calcio era l’unico svago della settimana e dietro ad un pallone che rotolava sull’erba c’erano valori quali senso d’aggregazione, famiglia, appartenenza, amicizia, identità. Oggi, per molti, è una valvola di sfogo utile a superare le frustrazioni della quotidianità. Basti vedere con quanta violenza verbale si commentano un pareggio, una sconfitta, un mancato acquisto o un pensiero opposto al proprio. Il web, del resto, è regno anarchico che consente a tutti di ritagliarsi uno spazio di popolarità a costo di coniare neologismi che diventano cantilene ripetute da chiunque senza nemmeno capirne il significato. Chi va allo stadio oggi, tanto per fare un esempio, non è un innamorato della Salernitana, ma un COLLUSO. Già, perchè seguire la squadra del cuore come farebbe ogni vero tifoso non è segno di amore, ma di chissà quale interesse personale che porta ad associare un “forza Salernitana” con un “Viva Lotito”. Gli stessi che, però, hanno lasciato soli i colori granata per tutto il girone di ritorno scorso ironia della sorte dopo l’attacco del Governatore De Luca per poi tornare in 15mila per la sfida playout: eppure presidenza e dirigenza erano i medesimi. Gli stessi che inventano pagine facebook anonime per niente “magiche” e per nulla animate da passione granata, ma semplicemente desiderose di alimentare il malcontento generale. Basti vedere l’atteggiamento degli internauti: quando segna la Salernitana ci sono 10-15 commenti, se prende gol vengono riesumati coloro che non aspettavano altro e che di volta in volta indossano idealmente la sciarpa della squadra avversaria.

Ma di tormentoni negli ultimi anni ce ne sono a bizzeffe: c’è chi parla di multiproprietà senza aver mai nemmeno letto l’articolo 16 bis delle Noif ma si è fidato del sentito dire di presunti operatori dell’informazione che cavalcano l’onda per un click in più, c’è chi batte sul GALLEGGIAMENTO alla faccia di chi ha visto 30 anni di fila in serie C, ma certo non pensava minimamente che dietro un campionato virtualmente finito a ottobre ci fossero manovre oscure e preconfezionate. Per non parlare della DIGNITA’ e di quel “meglio ripartire dalla D con ambizioni diverse” pronunciato, in pratica, con tutti i presidenti dal 1919 ad oggi. A proposito di serie D, ricordiamo ancora quel ritornello del “marchio, colore e denominazione”. “Ci basta che prende il cavalluccio” dicevano tutti, con la divisione tra salernocalcisti e inceppati: in realtà in Seconda Divisione la media spettatori era inferiore all’anno precedente e Salernitana-Ascoli ha tirato meno di Salerno Calcio-Budoni. Per la serie “tifare per l’obiettivo”. Ma di scuse per giustificare l’assenza dagli spalti ne è piena la storia, proviamo a sintetizzarle così:

“Non verrò allo stadio fino a quando ci sarà Aliberti”, uno contestato anche quando stavano perpetrando un omicidio sportivo a danno della Salernitana e che oggi, quando parla, viene scambiato con la Bibbia dimenticando che è stato artefice del primo grande fallimento (questa è perdita di dignità!)

“Non verrò allo stadio fino a quando ci sarà la palla di pezza”: Salernitana Calcio-Pescara 32mila spettatori, Salernitana-Crotone in B per la salvezza 5600 paganti!

Senza dimenticare, appunto, marchio, multiproprietà, galleggiamenti, succursali (ma quando all’unanimità fu scelto Lotito non si sapeva già fosse il presidente della Lazio?), dignità, pasticcerie e l’abitudine che porta a bocciare senza appello chi viene puntualmente applaudito e rimpianto quando va via. Oggi il tifoso medio è esperto di diritto sportivo, giornalismo, marketing, settore giovanile, bilanci e plusvalenze, in passato bastava vedere undici magliette granata per emozionarsi. Serve a poco, purtroppo, sfilare in 15mila il 19 giugno se poi la squadra che viene celebrata non viene supportata. Naturalmente lo zoccolo duro, la curva, gli ultras, i club organizzati e i tifosi che risiedono altrove sono encomiabili e loro sì che meritano di più. Tutti gli altri facessero un bagno d’umiltà e ricordassero che ci sono piazze di C o D che fanno il doppio degli spettatori e galleggiano sul serio nel nulla tra un fallimento e un altro pur con una storia più prestigiosa. Guai a guardare chi sta sempre peggio, il potenziale di Salerno è da Champions e uno stadio unito fa la differenza più di un bomber. Ma negli ultimi anni sembra si sia davvero perso equilibrio.

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