Cannella: “Chi ha detto a Iervolino che spendere 40 milioni basta per passare a sinistra?”

Intervistato in esclusiva dalla nostra redazione, l’ex direttore sportivo della Salernitana Giuseppe Cannella ha analizzato con la consueta schiettezza il momento attraversato dai granata:

Nicola vicino all’esonero, poi un comunicato che parla di riappacificazione. Giusto così?

“Faccio una premessa. E’ un anno importante, la Salernitana non ha mai disputato due stagioni di fila in A e, dopo un mezzo miracolo frutto anche di un po’ di fortuna, era necessario assestarsi. La proprietà è importante, ha investito e ha deciso di ripartire da un allenatore che ereditò una situazione catastrofica mostrando la capacità di mantenere la baracca. E’ vero che si è salvato a 31 punti, ma gli altri non ci sono riusciti e quindi…onore e merito. Riconfermarlo in estate è stata la scelta più giusta, so che all’epoca Sabatini spingeva molto per il rinnovo pur vedendo Iervolino non molto convinto”.

Opinione su De Sanctis?

“E’ nel calcio da una vita, ha lavorato con la Roma ma è alla sua prima esperienza sotto questa veste. Certo, se si va avanti con questa situazione è normale che un dirigente possa fare delle valutazioni a 360°. Mettere l’allenatore sulla graticola non comporta benefici per nessuno, ma se vinci bene a Roma, pareggi con la Juventus e poi incappi in risultati e prestazioni altamente negative è evidente si debba ragionare per capire i motivi”.

C’è il rischio di sopravvalutare questo +10?

“In serie A non devi mai abbassare la guardia, ma le rimonte sono merce rara nel calcio di oggi. Guarderemo i mondiali da casa per la seconda volta di fila. La Salernitana ha un buon organico”.

Dove interverrebbe a gennaio?

Lovato, Pirola e Daniliuc potranno dare una grossa mano soprattutto in futuro, ma occorre un elemento esperto. La difesa forte è la migliore arma per chi si vuole assestare in A senza soffrire come accaduto l’anno scorso. La Salernitana del passato subì 80 gol, se vengono meno Fazio e Gyomber si evidenziano problemi anche di personalità. Si doveva analizzare meglio la storia precedente, fatta di una salvezza miracolosa ma anche di tante sconfitte. E c’è il discorso degli stranieri: hanno bisogno di un tempo medio-lungo per entrare in confidenza con il campionato italiano, chi oggi può sembrare non all’altezza potrebbe essere determinante in futuro. Proprio per questo aggiungere giocatori esperti può aiutare tutti, anche perchè contestualmente vanno fatti i risultati”.

Quanto è cambiato il calcio rispetto al passato?

“Tanto! Un tempo noi direttori sportivi giravamo su tutti i campi, guardavamo giocatori e difficilmente ci sbagliavamo. Ancora oggi ho segnalato calciatori di prospettiva, uno di questi è arrivato dal PSG. Oggi in tanti si chiudono in un ufficio e guardano i video avvalendosi di programmi moderni ma che non sostituiscono la competenza”.

Se un direttore sportivo crede in un giocatore ritenendolo valido ma l’allenatore lo boccia o lo mette fuori ruolo come ci si comporta nel mercato di riparazione?

“Ognuno ha la sua scuola di pensiero. Le scelte dell’allenatore vanno rispettate, ci mancherebbe. Quando un direttore sportivo fa la squadra si confronta col mister e poi gli consegna le chiavi dello spogliatoio senza entrare nel merito. Se però il ds ha qualche perplessità e ritiene che un calciatore sia valido e merita fiducia, si va a mangiare una pizza assieme e si ragiona. Per questo il rapporto tra le parti è fondamentale, nessuno deve prevalere sull’altro”.

Qual è l’errore da non commettere?

“C’è un presidente ambizioso, che investe ma che deve essere consapevole di essere inesperto. Si fidasse degli uomini di calcio che ha tesserato e non pensasse che basta spendere 40 milioni per passare da una salvezza all’ultimo secondo alla zona sinistra della classifica”.

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