Chievo Verona-Salernitana: non solo il granata in campo

La lanciantissima Salernitana di mister Ventura è impegnata in posticipo serale lunedì 17 Febbraio ore 21.00 in un’ ostica trasferta in territorio veneto:i granata sono di scena sul campo del Chievo Verona, stadio Bentegodi (Piazzale Olimpia, 2 – 39.200 spettatori), per una sfida d’alta quota contro la squadra di Giaccherini e company.

L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo, prima di andare a tifare per la nostra squadra, Vi consiglia di gustare le bonta’ enogastronomiche del territorio veronese

 Antipasto tipico locale

Sformato di risotto

Reginelle alla gallina

Tagliata di fassona

Rosetta di maiale in agrodolce

Dolce della casa

Vino locale doc

Verona gastronomica

Sin dai tempi dell’antica Roma le nobili famiglie di Verona erano famose in tutto l’impero per la gustosità dei pranzi che offrivano nel corso di memorabili ricevimenti, ed anche nelle cronache medievali si racconta che i principi Scaligeri sovente alietassero gli ospiti della loro corte con ricche libagioni e squisite pietanze. Nobili famiglie in primis, ma non solo. Sono tutti i veronesi ad amare la buona cucina, qualunque sia il loro ceto. La amano con una passione che nel corso dei secoli hanno saputo elevare ad autentica arte, escogitando con estro e fantasia, piatti squisiti con poveri prodotti.

Piatti tipici della cucina veronese sono il BOLLITO CON LA PEARA’, carne di manzo accompagnata da una salsa a base di pane grattugiato, formaggio, midollo, brodo e pepe nero. Gli GNOCCHI, uno squisito impasto fatto con patate, farina bianca ed uova, da gustare con sugo di pomodoro o con zucchero e cannella. La PASTA E FASOI, un piatto del popolo con cui Giorgio Gioco, grande maestro della cucina veronese si sente a casa. “Nella terra dove si fa largo uso di vino è opportuno ingerire cibi forti che “tengano” il vino attutendone l’ardore. A tale scopo risponde egregiamente la pasta e fagioli, piatto robusto e massiccio, quasi muscoloso, ruvidamente plebeo escogitato dalla fantasia dei poveri, sempre insuperabile nell’arte di mangiare bene” (da Verona a Tavola, 1995). Autentica prelibatezza è la PASTISSADA DE CAVAL preparata seguendo una ricetta vecchia di mille e cinquecento anni: secondo la tradizione al termine della battaglia combattuta nel 489 tra Teodorico, re degli Ostrogoti, e Odoacre, re dei Barbari, vi erano centinaia e centinaia di cavalli che giacevano morti sul terreno. I veronesi affamati, non volendo che tutta quella carne andasse sprecata, la tagliuzzarono e misero a macerare nel più corposo vino rosso della Valpolicella, aromatizzandola con dovizia di spezie e di verdure, per poterla consumare all’occorrenza, cuocendola a fuoco lento. La Polenta, il nutrimento tipico dei contadini poveri della pianura padana, che viene preparato con farina di granoturco cotta in acqua salata. Per gustarla alla veronese si deve mangiarla con fagioli ben cotti (POLENTA INFASOLA) o in accompagnamento alla cacciagione (polenta e osei).

Nella terra dove si produce il riso Nano Vialone Veronese IGP si gustano anche degli ottimi risotti: in primis il famoso RISO AL TASTASAL, con il suo squisito impasto di carne di maiale. E poi il Riso coi Bisi, riso bollito con i piselli; il risotto Radicchio Rosso e Monte Veronese; il RISOTTO ALL’AMARONE, con il prezioso vino rosso della Valpolicella. La sopressa, un “salame” speciale e molto gustoso, realizzato impastando carni suine aromatizzate con aglio, vino rosso, sale e pepe. I Tortellini di Valeggio (o NODI D’AMORE), realizzati con una pasta tirata sottile come la seta, tagliata e annodata come un fazzoletto, dopo averla arricchita con un delicato ripieno a base di varie carni. Tra i dolci primeggia il PANDORO, il dolce natalizio per eccellenza a base di farina, uova, zucchero e burro. Ha una forma alta e slanciata, con disegno a costole rilevate; ricoperto di zucchero vanigliato è molto apprezzato per la sua pasta, morbida e leggera, per il suo sapore delicato e il fragrante profumo … durante le feste primeggia sulle tavole dei veronesi, sebbene in alcune pasticcerie preparino ancora il NADALIN, che ne fu il medievale antenato. Il Pandoro fu realizzato nel 1894 da Domenico Melegatti nel suo laboratorio di corso Porta Borsari; sull’edificio, situato al numero 21 della via, sono ancor oggi visibili la storica insegna e le riproduzioni di pandori che ornano la facciata. Nelle altre stagioni si possono gustare la pasta frolla, le sfogliatine, i crostoli, le FRITTOLE, le favette e il mandorlato di Cologna Veneta, un dolce a base di mandorle lievemente abbrustolite e poi passate al forno, con l’aggiunta di miele, zucchero e pasta dolce …e poi ci sono gli ottimi vini, a denominazione di origine controllata. Il rosso Bardolino: doc, classico, superiore, chiaretto e novello. Il bianco di Custoza: doc, superiore, spumante e passito. Il rosso Valpolicella: classico, valpantena, superiore, amarone e recioto. Il bianco di Soave: doc, classico, spumante, superiore e recioto. Ed infine il Durello dei Monti Lessini, spumante e passito.

Clima e territorio

La temperatura sara’ fredda: previsti circa 4 gradi.

Chievo (Céo in dialetto veronese) è una frazione (più precisamente, una zona omogenea all’interno di Borgo Milano) di Verona. Ubicato sulla riva del fiume Adige nei pressi dell’omonima diga, a circa 4,5 km a nord-ovest del centro storico, conta circa 4500 abitanti. Un tempo borgo isolato limitrofo alla città scaligera,  e comune autonomo fino al 1923, quando fu inglobato nel comune di Verona , Chievo ha mantenuto una propria identità nonostante il notevole sviluppo urbanistico di Verona nella seconda metà del secolo scorso, evitando la completa fusione con la periferia cittadina.  Dal punto di vista amministrativo, Chievo fa parte della circoscrizione 3 del Comune di Verona.

Il suo nome deriva dal latino “clivius mantici”, ossia “la collina del (bosco) mistico”. Oggi è un verde quartiere della periferia ovest di Verona, ma ha origine come abitato agricolo e pastorizio già in epoca preromana. Una selva sterminata che si stendeva su valli e pendìi, in vista delle colline e solcata dall’Adige, che in questo luogo, nella sua ansa, creava un’isola. Su questa venne creato un porto fluviale ed una segheria, attorno alla quale sorsero i primi molini.

Tutt’oggi il nome di molte contrade svela l’importanza del borgo già in epoca longobarda (p.e. Bionde dal germanico Biunt). Pipino, figlio di Carlo Magno, donò alla parrocchia di San Procolo l’intera regione che appartenne quindi alla contrada di San Zeno fino ai tempi recenti. Poco più a ovest dell’isola, sempre lungo l’Adige, si ergeva una chiesa risalente al XII secolo. Questa, intitolata a Santa Maria Clivense, era affiancata da un torrione fortificato, in cui avrebbe alloggiato anche l’imperatore Federico Barbarossa, e da uno spedale gestito da benedettini. La corte Bionde è l’edificio che meglio conserva le tracce storiche medievali. Tra questo borgo e la città, si incontravano un piccolo monastero dedicato a sant’Agata, la chiesetta di santa Caterina e quella di sant’Ignazio mentre, proseguendo verso Bussolengo, vi erano la chiesa dei santi Modesto e Crescenzio (conosciuta come chiesa vecchia di San Vito) e San Giacomo Apostolo al Corno. Esclusi questi ultimi due, gli altri edifici non esistono più, compreso il primitivo borgo del Chievo che sorgeva nella penisola di Boscomantico, in posizione strategicamente sopraelevata e circondata dal fiume su tre dei suoi quattro lati. Dal 1350 al 1450, infatti, il porto dell’isola aveva acquistato così tanta importanza che l’intero borgo, gradualmente, vi si trasferì per rimanervi fino ad oggi. Qui fu fondata in quel tempo l’attuale chiesa parrocchiale, il cui parroco era eletto dai capifamiglia del luogo. Questo nuovo edificio, rimasto l’unico, era più grande degli altri ed inglobava due costruzioni antecedenti: una cappella della Vergine Ausiliatrice ed un piccolo oratorio dedicato a San Pietro. I resti di questi edifici probabilmente sono da ricercarsi nella chiesetta d’inverno del complesso canonicale, detta anche cappella delle reliquie. L’insieme fu dedicato al mistico eremita egiziano Antonio (guaritore e protettore degli animali domestici, vissuto nel III secolo). La chiesa subì molti rimaneggiamenti in stile neogotico e neoclassico durante i secoli XVII e XVIII, nel 1922 si installò l’organo e nel 1937 venne prolungata di due sezioni. Solo un affresco è ciò che rimane oggi della testimonianza medievale. Questa “Pietà”, d’epoca trecentesca, fu traslata nella moderna parrocchiale dalla sua sede originaria: un capitello che nel ‘500 dovette essere demolito per la realizzazione della spianata. La salubrità del clima e la rigogliosità della flora fecero sorgere numerose ville gentilizie di nobili veronesi, in alcune delle quali soggiornarono vari imperatori d’Austria e sovrani Sabaudi. La villa “Pullè”, la più grande e bella, è oggi in stato di deprecabile abbandono e, con essa, i suoi meravigliosi affreschi. Altri luoghi d’indubbio interesse sono il forte austriaco, il molino della Sorte, la località di Boscomantico (con il suo aeroporto e l’ex base militare), la Turbina (dove sorge l’antica omonima idrovora che consente l’irrigazione delle campagne limitrofe), la contrada del Cason e le ciclabili dei canali Camuzzoni e Biffis dalle quali si ammirano verdi campagne e storiche ville.

A Chievo esiste una storica scuola campanaria, fondata nel 1808, che tiene esecuzioni secondo la tecnica dei concerti di Campane alla veronese. Il monumentale campanile, infatti, ospita nove brillanti campane in scala di Mib3 calante, più semitono di quarta eccedente. I bronzi sono stati fusi dalle fonderie Cavadini, Colbachini e De Poli. Il vecchio campanile ospitava 5 campane in La bemolle fuse nel 1808 dalla ditta Partilora di Verona. Nel 1892 furono sostituite con le attuali. Il nuovo campanile, costruito nel 1947, coesistette per molti anni con quello vecchio romanico, in seguito abbattuto. La frazione venne conosciuta in quel tempo come “il paese dei due campanili”. Si ricorda anche la famosa “sagra del ceo” che si tiene ogni anno nelle prime settimane di settembre.

Satolli ma pienamente soddisfatti, siamo pronti a correre allo Stadio Bentegodi per tifare Salernitana

SEMPRE COMUNQUE ED OVUNQUE FORZA SALERNITANA

L’avvocato gastronomico Andrea Criscuolo

Responsabile Comunicazione Salerno Club 2010

Conduttore trasmissione Tifosisimi

 

 

Comments are closed, but trackbacks and pingbacks are open.