E se la squadra avesse lanciato un segnale a Marchetti?

Una settimana fa, a quest’ora, la città di Salerno commentava con sgomento e quasi incredulità il comunicato stampa emesso dall’amministratore unico Ugo Marchetti che, dopo l’esonero di Fabrizio Castori, pubblicò sul sito ufficiale una nota del tutto fuori luogo e ricca di contenuti che, ancora oggi, riecheggiano nella mente dei tifosi, dei calciatori, degli addetti ai lavori e dello stesso ex allenatore. 4 punti in tre partite, una crescita  costante pur con una rosa incompleta, partita in ritardo e decimata dagli infortuni, distanza abbordabile dalla quartultima piazza e un gruppo compatto al fianco della propria guida tecnica. Non c’era nessun motivo, dunque, per chiedere le dimissioni e poi comunicare telefonicamente un esonero pur con la consapevolezza che convincere grandi firme ad accettare Salerno con una deadline sempre più vicina fosse impossibile. E quando ieri l’Empoli, avversario modesto con 2-3 individualità di spicco ma una difesa colabrodo, conduceva per 3-0 dopo 12 minuti, quel comunicato era argomento gettonatissimo sugli spalti. “Atteggiamento remissivo e rinunciatario” scriveva Marchetti, forse l’unica colpa che non può essere addebitata alla Salernitana. Se, con una squadra battagliera, c’è stato un epilogo così negativo e triste, cosa avrebbe dovuto dire ieri il Generale al termine di un primo tempo umiliante e in cui i calciatori hanno agevolato la vittoria toscana con errori incomprensibili?

“Siamo una squadra fortissima, l’obiettivo è andare ben oltre la salvezza” disse nel giorno della presentazione di Ribery, parole che cozzano con la realtà dei fatti soprattutto dopo aver visto in campo ieri difensori che faticavano a trovare spazio in cadetteria. Siamo ancora convinti che la Salernitana, al completo, se la giochi tranquillamente con 3-4 dirette concorrenti, non domini contro l’Atalanta se non hai potenzialità tecniche oltre che morali. Ma sono bastati davvero pochi minuti per capire che la Salernitana era tutta compatta al fianco di Castori. Un ostacolo in più su un percorso già ricco difficoltà per Stefano Colantuono. Fare un passo indietro e ammettere gli errori per tempo è un segnale di intelligenza, non di incoerenza.

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