Ha vinto l’Empoli o ha perso la Salernitana? Pagati a caro prezzo gli strafalcioni…

di Enrico Scapaticci
Ha vinto l’Empoli o ha perso la Salernitana? Sono stati premiati i meriti e le qualità degli ospiti o sono stati puniti i demeriti e gli errori della Salernitana? Ci si sta interrogando dal triplice fischio di un tutt’altro che impeccabile Ghersini di Genova. E se non si risponde preliminarmente – e possibilmente al netto di pregiudizi, faziosità e teorie (di scientifico autolesionismo) tutte da provare – a queste domande, difficilmente si potrà venire a capo dell’ennesima contraddittoria prestazione offerta in questo campionato e in questa stagione dalla squadra granata.
Il risultato – comincio ad arare io il solco per tutti voi – premia i toscani oltremisura, e non tanto e non solo nel punteggio quanto nella supremazia tecnico-tattica, che non è parsa così schiacciante sui padroni di casa come il 4-2 finale (che fa cadere l’inespugnabilità del fortino Arechi, riuscita in precedenza solo al tritura-campionato Benevento) lascerebbe intendere. Perché la Salernitana non si è consegnata all’avversario come vittima sacrificale, non ha subito la superiorità dell’organico ospite, non ha disonorato la maglia “Città di Salerno” con tanto di stemma comunale con l’effige di San Matteo, non ha avuto un approccio alla gara molle o rinunciatario.
Anzi, è partita a spron battuto, senza speculare sul vantaggio di tre punti in classifica o sul fattore campo, è stata schierata da Ventura con un undici di partenza affatto sparagnino, era pure riuscita con il quinto centro in campionato di Gondo a mettere addirittura in discesa la partita e a quasi estromettere gli antagonisti più quotati (e spendaccioni, grazie al tesoretto che spetta ai neo retrocessi) dalla lotta playoff, ma sul più bello è andata in cortocircuito. Ha pagato a caro prezzo più gli strafalcioni (e il rendimento discontinuo) delle proprie individualità che la maggiore cifra tecnica del collettivo allenato da Marino.
La Salernitana all’improvviso si è spenta, ha accusato un blackout, di natura più psicologica che fisica o atletica e – stavolta con la complicità di Micai (tornato nella polvere dopo diversi match sull’altare) – s’è fatta infilzare una-due-tre volte nella seconda parte del primo tempo, sotto i colpi di Bajrami (autore di una doppietta) e Ciceretti, rischiando di uscirne tramortita. Anche a causa della eccessiva fragilità difensiva, che con i 47 gol al passivo le fanno condividere con il Cittadella il poco lusinghiero primato di retroguardia peggiore tra le prime dieci della graduatoria. Tante, troppe, anche le 10 reti incassate nelle cinque partite casalinghe post lockdown, a prescindere dagli interpreti (male Migliorini e Karo) e dal modulo (riproposto, senza esiti apprezzabili, lo schieramento a tre).
Nella ripresa Djuric e, soprattutto, Gondo (capace di procurarsi anche il rigore, trasformato dal compagno di reparto, per un ingenuo e scomposto intervento di Pinna, a cui l’arbitro di turno ha immotivatamente risparmiato un sacrosanto secondo cartellino giallo) hanno provato a suonare la carica, a riagguantare l’Empoli, ma sono stati frustrati dall’ennesima leggerezza della retroguardia, che ha consentito a Mancuso di ammazzare definitivamente la gara e di regalare un successo ai toscani, che è valso l’aggancio-sorpasso nella provvisoria griglia post season. In tribuna non è sembrato scomporsi più di tanto, per il flop dell’ennesima prova di maturità e continuità, il co-patron Lotito, che ai più continua a fare lo stesso effetto menagramo di un gatto nero.
Molto più irrequieti sono apparsi, invece, in campo Kiyine (che quando ci si mette riesce davvero a diventare irritante per il suo atteggiamento svogliato e lezioso) e Lopez (con un inutile fallo da rosso diretto nei minuti di recupero), che hanno ingrossato l’elenco degli indisponibili per la trasferta dietro l’angolo con il Pordenone. Non è ancora finita, anzi. La porta di servizio tiene ancora dentro i granata nei playoff, e dunque giochiamocela. Anche se il clima di sfiducia e sospetto dell’ambiente, unito a qualche dichiarazione troppo remissiva di Ventura a fine gara, rischia di fare il gioco delle dirette concorrenti, che continuano ad arrancare e non appaiono messe meglio della nostra Salernitana.

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