Il Mattino e il Corriere dello Sport ipotizzano la soluzione: tra piste romane e l’obbligo di evitare il braccio di ferro

Altri 15 giorni, poi la Salernitana dovrà avere un nuovo proprietario. Da qui non si scappa. La FIGC, accomodante per tanti club anche in presenza di situazioni più serie, è perentoria e, per ora, rifiuta un dialogo volto alla risoluzione del problema sulla base del buonsenso. Lotito deve vendere, non c’è alternativa. In poco più di un mese, anche a costo di deprezzare il valore di una società presa in interregionale e riportata in A a suon di investimenti e successi sul campo. Che poi il cosiddetto “esproprio” possa essere oggetto di querele e richieste successive è un altro discorso, condiviso anche dai più critici: ora, però, c’è la Salernitana da iscrivere e non si può più perdere tempo. Bocche cucite da 48 ore, solo una rassicurazione da parte della dirigenza e tante smentite che, si spera, siano solo di rito. Accadeva con calciatori in trattativa, figuriamoci se c’è in ballo il futuro del calcio a Salerno. Una doppia certezza c’è: Lotito non sta “alzando il tiro”, come si legge da più parti (non ne avrebbe interesse e non se lo può permettere, lui stesso nel 2018 ammise che “se non trovo chi la prende dovrò regalarla”) e gli avvocati spingono affinché non si arrivi al 25 con una soluzione ai limiti che non permetterebbe di attuare un piano in B in caso di bocciatura della CoviSoc e della Procura Federale, già sollecitata in passato da alcuni club cadetti per la vicenda plusvalenze con la Lazio. Ad oggi non c’è nulla di certo, dire il contrario riteniamo alimenti confusione. La tifoseria è stanca e vuole notizie sicure, altrimenti meglio aspettare e limitarsi ai comunicati ufficiali. La caccia allo scoop sulla base della tensione popolare è uno sciacallaggio – per dirla alla De Luca – che non aiuta e non fa bene. Ma la stampa locale e nazionale si sta occupando della vicenda, fornendo punti di vista spesso divergenti. Il Mattino assicura ci sia un imprenditore romano, molto vicino a Lotito e Mezzaroma, che sta parlando con i legali e i notai per rilevare almeno l’80% del pacchetto azionario ad una cifra vicina ai 60 milioni di euro. Resterebbe da capire quale sia la volontà di Mezzaroma che, in virtù delle norme sulla multiproprietà introdotte ad aprile, non potrebbe mai più far parte del mondo del calcio fino a quando il cognato sarà presidente della Lazio. Anticostituzionale, certo, ma andava contestato nel giro di 30 giorni impugnando la decisione delle autorità competenti. Ad ogni modo Il Mattino ritiene che la pista trust sia freddissima, anche perchè una soluzione del genere alimenterebbe sospetti di ogni genere. Il Corriere dello Sport, che invece ha sposato questa tesi parlando di “trust con scopo di vendita in sei mesi”, rimarca che non è del tutto naufraga l’idea di un fondo, ma ad oggi solo una proposta andava in quella direzione senza che la proprietà riscontrasse la reale forza economica per investire a Salerno. Perchè Lotito e Mezzaroma, consapevoli che il costo si abbasserà giorno dopo giorno e che è il compratore ad avere il coltello dalla parte del manico, hanno un duplice scopo e obbligo morale: cedere la Salernitana ricavando utili dopo 10 anni di investimenti, ma lasciarla anche in mani sicure. Il tempo stringe, da Roma dicono che “stiamo lavorando e ci iscriveremo al campionato”. Ma è chiaro che negli occhi dei tifosi traspare la paura. Anche perchè c’è un accanimento nazionale sui granata e troppo spesso hanno anche stravolto le regole pur di danneggiare la Bersagliera.

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