“In A non si può andare”. Le deliranti tesi che allontanano le nuove generazioni. Più tifosi, meno registi di film

Che i giovani di Salerno e provincia siano più legati alle big della A che alla Salernitana è dato abbastanza certo e decisamente triste. Bene ha fatto, dunque, la proprietà (sollecitata anche dal Salerno Club 2010) a riproporre una serie di iniziative che consentiranno agli studenti, alle scuole calcio e a tante famiglie di assistere alla prossima gara casalinga a prezzi simbolici. Un passo in avanti decisamente importante che si aggiunge alle innumerevoli operazioni di marketing proposte con successo da giugno in poi. Ma di chi è la colpa di questo calo di passione nelle nuove generazioni? Indubbiamente essere cresciuti a pane e fallimenti non ha aiutato (ancora grazie, Lombardi e Aliberti!), ma la responsabilità va attribuita all’intero ambiente che orbita intorno al cavalluccio marino. I social, coloro che disertano e tanti presunti organi di (dis)informazione non faranno altro che allontanare i ragazzi se continueranno a circolare ipotesi deliranti che creano confusione e non alimentano il sano sentimento della passione smisurata che rese magica l’era del Vestuti a prescindere dai risultati sportivi. Prendiamo un giovane che, in tempi di crisi economica, è indeciso sulla presenza allo stadio. Come potrà mai entusiasmarsi se leggerà sul web ipotesi come quelle della settimana scorsa, quando i soliti ignoranti del web erano convinti che Mezzaroma avesse raggiunto la squadra in ritiro imponendole di non vincere col Trapani? Purtroppo facebook dà a tutti la possibilità di esprimere una opinione e così non sorprende che paginette anonime da sottoporre ad una attenta perizia psichiatrica facciano leva sul malcontento generale parlando a vanvera e di tutto. Galleggiamento, collusi, multiproprietà, “non possiamo sognare”, “liberate la Salernitana”, “Lotito vattene”, “Succursale” e quant’altro generano discordia e allontanano il pubblico, come Giovanni La Padula del club Amici della Salernitana ha rimarcato in una intervista recente: “Capisco perfettamente lo stato d’animo di coloro che non riescono ad emozionarsi come una volta temendo sia un copione già scritto, ma disertando non si farà altro che allontanare le nuove generazioni e creare il vuoto dopo di noi. Così facendo la Salernitana è destinata a finire”.

Ragionamento intelligente e condivisibile, non a caso fatto da un tifoso equilibrato e con lunga militanza e non dallo sbarbatello che si sveglia la mattina e scava a fondo fin quando non trova qualcosa che non va. Tra dichiarazioni mistificate ad arte da parte di chi si erge a depositario della verità ed è riemerso dal nulla dopo anni, chi ha bisogno di parlare e sostenere qualcosa da solo perchè non scrive nemmeno sui diari di scuola,chi ancora ostenta passioni e magie ma soffre terribilmente quando la Salernitana non perde, ci chiediamo come un ragazzo possa emozionarsi e andare allo stadio. In passato il giovane andava all’Arechi prima per ammirare la curva, poi per assistere all’evento sportivo. Oggi è un’accozzaglia di luoghi comuni, slogan, diffamazioni, calunnie, accuse di ogni genere. Eppure, con una serie A a -1 e una società finalmente solida e presente sul territorio attraverso iniziative uniche, si sta avendo una possibilità importante per riscrivere la storia. Si dia meno voce a questi tromboni sfiatati e ci si ricordi che dietro ogni delirio virtuale c’è un tifoso del futuro destinato a seguire altre realtà.

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