La famosa ossatura è l’equivoco di fondo. E non sempre ci sono due retrocesse su tre a novembre…

“Abbiamo mantenuto la stessa ossatura che ha fatto bene l’anno scorso, inserendo gente forte. Se i calciatori sono gli stessi perchè non dovremmo fare un grande campionato?”. Quante volte, soprattutto prima del campionato, abbiamo ascoltato questo tipo di discorsi. Certo, fino a quando li fa il tifoso è tutto accettabile, per quanto opinabile. Se, però, sono esponenti della società o personaggi molto vicini a Iervolino a credere, non si capisce in base a quale criterio scientifico, che il medesimo organico possa rendere sempre allo stesso modo e raggiungere l’obiettivo ad occhi chiusi allora iniziamo a preoccuparci.

Perchè la sottovalutazione del pericolo e la sopravvalutazione della rosa sono i veri motivi di questa partenza da brividi della Salernitana, prevista da Sousa in tempi non sospetti ma per nulla temuta da una dirigenza che, ad oggi, dovrebbe spiegare come mai non siano arrivati i rinforzi necessari. Ad ogni modo vorremmo ricordare agli amanti della “teoria dell’ossatura” che questa squadra, con Davide Nicola in panchina, era a ridosso della zona retrocessione dopo la sconfitta col Verona, ha vinto appena 5 gare in tutto il 2023 e ha una difesa colabrodo, reduce da una stagione con 60 gol subiti che sarebbero stati molti di più senza un super portiere tra i pali.

E qui veniamo al nocciolo della questione. La Salernitana versione 2022-23 era una squadra normalissima, con alcune lacune palesi e 3-4 calciatori di alto livello che hanno tirato la carretta fino alla fine risultando determinanti. Poi è arrivato Paulo Sousa che, con abilità strategica e capacità di toccare le corde giuste, ha trasformato una rosa allo sbando e che collezionava figuracce un po’ ovunque in una orchestra meravigliosa, in grado di conquistare una marea di risultati utili consecutivi, di tener testa a tutte le big del calcio italiano e di regalare al pubblico il miglior girone di ritorno della sua storia. Una volta, però, svanito l’effetto sorpresa e dopo un’estate fatta di sbagli e contraddizioni, ecco che quei limiti sono riemersi.

Perchè Pirola e Lovato di errori ne commettevano anche l’anno scorso, perchè era palese che segnasse solo Dia, perchè gli esterni hanno collezionato appena 3 assist in 40 partite, perchè senza Coulibaly è un centrocampo lacunoso. E se poi passi da Piatek-Bonazzoli a Stewart ed Ikwuemesi, senza dimenticare la crescita di Vilhena, il ruolo da leader di Radovanovic nello spogliatoio e le potenzialità di Nicolussi Caviglia, allora il quadro è completo.  Ogni stagione fa storia a sè, non esistono campionati che si ripetono. Puoi avere la migliore ossatura del mondo, ma se l’allenatore è scontento, la società è distante, non c’è un uomo carismatico come punto di riferimento, si fa un ritiro senza volti nuovi (e senza aria condizionata) e non ci si interroga seriamente su infortuni, ricadute e calo atletico, allora tutti verranno meno e renderanno poco.

E poi gli avversari. Stavolta non c’è una Samp a rischio fallimento, nè una Cremonese già spacciata a novembre. Saranno pure fuoco di paglia, ma ad ora Lecce e Frosinone un po’ di fieno in cascina l’hanno messo allungando ulteriormente le distanze. I ciociari, tra l’altro, con giocatori che i granata hanno inseguito per mesi e che lì hanno firmato in 48 ore.

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