Mai più 24 maggio! Enzo, Ciro, Peppe e Simone: 22 anni dopo la ferita perde ancora tanto sangue

Si potrebbero scrivere tante cose, ma a volte si rischia di cadere nella banalità e nella retorica. Una cosa è certa: dal 1999 ad oggi il 24 maggio non sarà mai una giornata normale per il popolo salernitano e per i suoi splendidi tifosi. Non c’è una sola persona che stamattina si sia alzata dal letto senza avvertire quella sensazione di tristezza, di rabbia e di angoscia per una tragedia che poteva essere evitata e che ha cambiato per sempre la storia della città, della curva e della nostra squadra del cuore. Enzo, Ciro, Peppe e Simone. i nostri 4 angeli granata, con un minimo di buonsenso da parte di ogni componente potevano essere ancora qui con noi. Con quelle famiglie che, con dignità e incredibile forza, hanno camminato ancora a testa alta rappresentando un esempio per tutti quanti noi. Idealmente quei ragazzi sono diventati figli, fratelli, amici di tutti quanti noi. Di chi era su quel maledetto treno e ancora oggi non va in trasferta perchè sotto shock. Di chi aveva avuto il piacere di conoscerli e mai avrebbe immaginato che sarebbe stato l’ultimo viaggio. Per chi, incredulo e affranto, ha ascoltato il racconto dei nonni o dei padri chiedendosi come si possa morire per una partita di calcio. E’ una di quelle ferite che perde sangue ogni giorno. Non c’è cicatrice che possa sanare un dolore atroce, una delle pagine più brutte della storia salernitana. Negli anni si sono susseguite le manifestazioni per onorarne la memoria. Per non dimenticare. Dai memorial organizzati dal club “Spartani Salernitani” fino ad arrivare alla commovente scenografia inscenata dagli ultras del Centro Storico in presenza di centinaia di bambini. Perchè è giusto che i tifosi del futuro sappiano cosa è successo sotto quella maledetta galleria e capiscano che Salerno non dimenticherà mai giovani come loro che erano partiti per inseguire un sogno e non hanno fatto più rientro a casa. Lo abbiamo ancora tutti nella orecchie il grido di disperazione dei presenti, il suono delle sirene delle ambulanze, le parole dei conduttori dei tg nazionali che parlavano di “Dramma a Salerno, ci sono vittime e feriti”. Collegare tutto a quanto accadde sul campo può sembrare altrettanto banale e retorico, niente giustifica il post Piacenza e tutti noi, per fortuna, abbiamo fatto un salto di maturità affinché certi episodi tremendi non si possano più verificare. Ma, tra ieri e oggi, le bacheche di facebook ripropongono spesso i nomi di alcuni arbitri (in particolare un signore di Padova), di dirigenti che si sono riempiti la bocca parlando di “lealtà”, di calciatori che denunciarono risultati anomali che condannarono la Salernitana. I due fatti vanno scissi, sia chiaro: ci fu una delusione sportiva causata da tanti fattori (pochi anni dopo è scoppiata Calciopoli), poi il vero dramma. Ma nessuno si senta esonerato da responsabilità. Nessuno! Ma ora è soltanto il momento del ricordo, dell’abbraccio collettivo alle famiglie e, per chi crede, di pregare. Per Enzo, Ciro, Peppe e Simone. I 4 angeli granata a cui tutti abbiamo pensato quando, a Pescara, Prontera ha fischiato tre volte sancendo il ritorno della Salernitana in serie A. Una promozione dedicata a loro che, siamo certi, dall’alto ci stanno accompagnando. Aiutandoci a non dimenticare.

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