Mercato fermo per tutti, SOS anche delle “paracadutate”: “Oggi si esulta per le cessioni, non per gli acquisti. E’ crisi”

Partiamo da una premessa: siamo stati i primi, anche quando la Salernitana vinceva ed era prima in classifica da sola, a rimarcare la necessità di mettere mano al portafoglio e allestire una rosa competitiva per non dilapidare quanto di miracoloso fatto fino a questo momento dal gruppo e dall’allenatore. Nessuna rivoluzione, ma quelle tre pedine utili a colmare un gap che resta al netto di un secondo posto che potrebbe diventare quinto se malauguratamente si perdesse ad Empoli. Coulibaly è un ottimo inizio, ma occorrono due esterni bassi, un altro centrocampista e un attaccante per essere realmente competitivi e non avere scrupoli a fine stagione. Detto questo, è altrettanto “folle” che molti tifosi pensino che basti cacciare soldi per assicurarsi le prestazioni di questo o di quel giocatore. Il mercato deve tenere necessariamente conto dei tempi che stiamo vivendo, il calcio è un’azienda e nessuno di noi spenderebbe milioni di euro introitando zero da almeno un anno a questa parte. In A, tanto per fare un esempio, realtà come Verona, Parma, Roma e Torino sono totalmente ferme e forse non prenderanno nessuno, in B solo il Monza sta recitando la parte del leone, ma rischia di ritrovarsi i conti in rosso se non dovesse arrivare la promozione a fine anno.

Se il campanello d’allarme arriva dal Lecce paracadutato, significa che le cose sono davvero serie e solo chi vive fuori dal mondo può immaginare che si faccia sottoscrivere un quadriennale a Pajac da 650mila euro netti a stagione. Le parole di Sticchi Damiani riportate dal Quotidiano di Puglia confermano che tutti i presidenti, anche quelli facoltosi, hanno deciso di tirare il freno. Non tanto per l’attuale stagione, ma in virtù delle prossime che saranno ancora più difficili: “Cederemo gli scontenti, a prezzi congrui rispetto al periodo di crisi che tutti stanno vivendo. Mi pento di aver investito milioni di euro per una squadra che, l’anno scorso, non ha reso. Oggi è molto meglio riservare le risorse ai centri sportivi e al settore giovanile, individuando quando possibile ragazzi interessanti che rappresentino un patrimonio. Gli stadi vuoti tolgono passione e calore ai club e anche entrate importanti, i tempi sono decisamente difficili e una società deve tener conto di mille aspetti prima di operare in entrata. Oggi non si esulta per il grande nome acquistato, ma per essere riusciti a piazzare un esubero. Siamo in preda ad una crisi clamorosa, epocale e che non risparmia nessuno”. Parole intelligenti, equilibrate e che dovrebbero far riflettere.

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