Portanova: “Siamo tutti Castorizzati. Meno esperti di legge, più tifosi: dov’è finita la mentalità di una volta?”

Chi mi conosce sa che sono una grandissima e sfegatata tifosa della Salernitana, merito di quella passione che mi ha trasmesso mio padre quando, negli anni più difficili, decise di investire per aiutare la squadra ad iscriversi al campionato di competenza. Erano tempi bui per i colori granata: non riuscivamo ad uscire dall’inferno della terza serie, era necessario fare la colletta per consentire ai calciatori di partire per le trasferte e, a ottobre, gli obiettivi si erano già fortemente ridimensionati tra esoneri e ribaltoni presidenziali. Una cosa, però, rimpiango di quegli anni: il senso d’appartenenza della gente. Quando scendeva in campo la Salernitana non contava il nome del portiere, del direttore sportivo o dell’allenatore: noi eravamo abituati ad amare i nostri colori, il simbolo del cavalluccio, la nostra storia sportiva. Il Vestuti era sempre pieno, un catino infuocato in cui non vinceva quasi nessuno. E quel calore umano era un traino fondamentale per le nuove generazioni. Oggi le cose vanno diversamente, sembra quasi che si cerchi il pretesto per sfogarsi e per destabilizzare l’ambiente. Prima si diceva che non potevamo andare in serie A, poi che sbagliavano i rigori apposta, poi che non ci saremmo iscritti. Stupidaggini, ovviamente. Siamo tutti d’accordo che una cessione immediata avrebbe consentito di operare diversamente sul mercato: ad oggi la rosa farebbe fatica a salvarsi in serie B e nemmeno il più inguaribile degli ottimisti può essere soddisfatto e totalmente sereno. Ma il trust è una cosa nuova per tutti, dobbiamo dare e darci il tempo per capire la novità e per accettare che proposte serie non ne sono mai arrivate. E non è stato rispettoso nei confronti di noi tifosi inventare trattative chiuse o farci credere che personaggi solo a caccia di pubblicità stessero per fare un’offerta. Quando si devono cacciare i soldi scappano tutti. Ma oggi non mi va di parlare nè di mercato, nè di futuro societario, nè di cose che non mi competono. Lancio un appello alla città e alla provincia: torniamo a fare i tifosi! Il nostro stadio, quando vuole, fa la differenza. In A abbiamo già battuto Inter, Roma, Lazio e Juventus, senza dimenticare i derby sempre vittoriosi contro il Napoli e le rimonte rese possibili dalla spinta del dodicesimo uomo. Il nostro compito è quello: sostenere la squadra, cantare, incitare, far tremare le gambe agli avversari. E se pensiamo che siamo scarsi, che retrocederemo e che la squadra non è all’altezza…tifiamo ancora di più! Perchè è troppo semplice poi scendere in strada e festeggiare quando le cose vanno bene. Stiamo a nostro posto, nel rispetto dei ruoli e senza invasioni di campo. I trustee sono professionisti di livello nazionale, che si sono assunti responsabilità penali non indifferenti: lasciamoli in pace, non sta a noi interagire con loro e far perdere tempo a chi è deputato alla vendita della società. Evitiamo personalismi, remiamo tutti nella stessa direzione. Siamo in serie A, dopo 23 anni e con un campionato dominato. Possibile che c’è tutto questo scoramento? Chiudo con un in bocca al lupo particolare a mister Castori che, con il suo splendido staff, per il secondo anno di fila ha accettato una situazione complessa ma sono certa che ci porterà a meta. Ha ragione lui: Salerno non vuole fighetti, ma gente che suda la maglia e che sbrana il pallone come fece Jaroszynski a Cittadella. Certo, se poi ci mette una buona parola e vengono Letizia, Gagliolo, Caprari, Lammers e Viola non mi dispiace. Ma ormai siamo tutti Castorizzati ed è questo lo slogan che campeggia sulla maglia che ho voluto regalargli. In panchina abbiamo un grande uomo, una persona vera e un allenatore vincente. Che ci ha messo la faccia, sempre, pensando alla Salernitana anche quando gli fu diagnosticato il Covid. Gente rara nel mondo del calcio, teniamocela stretta. E sosteniamolo. Non ora che siamo in A e non vediamo l’ora di esordire con Bologna e Roma, ma quando affronteremo momenti difficili. Momenti che supereremo solo se la tifoseria accantonerà lauree in economia, marketing e legge isolando chi vuole il male della Salernitana.

Articolo a cura di Annamaria Portanova e Gaetano Ferraiuolo

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