Salerno rivive vecchie emozioni, ma con poca gratitudine: tutto possibile grazie a Lotito e Mezzaroma

Con il passare delle ore cresce l’entusiasmo negli ambienti del tifo granata, come testimoniato dal via-vai di questo pomeriggio allo stadio da parte di centinaia di persone che, rimaste fuori, speravano di accaparrarsi il prezioso tagliando. A distanza di 22 anni l’Arechi riaprirà i battenti per una grandissima sfida di massima serie a cospetto della squadra della Capitale, nessuno vuole mancare a quest’appuntamento con la storia reso possibile da un gruppo straordinario di calciatori, dal direttore sportivo Angelo Fabiani e dallo staff tecnico guidato da Fabrizio Castori. Un qualcosa che sembrava impossibile appena 10 anni fa quando si ripartiva dai dilettanti e senza segni distintivi, in quel caldo pomeriggio contro l’Internapoli davanti a 5000 spettatori spaesati. Rivivere certe emozioni fa sicuramente piacere: settecento persone alla stazione a salutare la squadra prima della partenza di Bologna, 1500 al Dall’Ara, 13mila biglietti polverizzati in sette ore, città e provincia interamente colorati di granata e un appello unanime: “A Salerno solo la Salernitana”. Manca, però, forse un pizzico di gratitudine. Se oggi possiamo godere di un palcoscenico di questo livello è anzitutto merito di Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, usciti di scena nel silenzio generale e senza una sola nota di merito rispetto ad un percorso sportivo condito da quattro campionati vinti, due coppe in bacheca e una serie di investimenti non indifferenti in tempi di crisi economica. La tifoseria non può e non deve dimenticare da dove si ripartiva un decennio fa, con il Sindaco di allora Vincenzo De Luca che annunciò l’approdo imminente a Salerno di un tandem sinonimo di garanzia e che è stato contestato ben oltre gli errori che tutti, fisiologicamente, possono commettere in un percorso così lungo. Lo sguardo di Mezzaroma e Lotito al Comune nel giorno della premiazione post promozione lasciava trasparire orgoglio, commozione, entusiasmo e un pizzico di malinconia. Come se non si sentissero apprezzati abbastanza proprio ora che, al contrario, dovevano essere considerati parte integrante di queste emozioni. A mente fredda sarà forse più semplice per tutti riconoscere meriti che fanno parte della storia. Quella storia che li premia come i presidenti più vincenti di tutti i tempi. Dare per scontato quanto fatto è un errore che Salerno, dopo decenni in C e due fallimenti consecutivi, non può permettersi. Vedremo in futuro se l’eventuale nuovo presidente sarà in grado di garantire la medesima programmazione. Per adesso c’è un autogol generale: aver dimenticato chi, domenica prossima, ci consentirà di versare lacrime di gioia per un Salernitana-Roma che mancava dal 1999.

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