Scapaticci: “Esiste ancora un dialogo tra ds e allenatore, ma è crisi di identità e di gioco”

Di seguito il pensiero del collega Enrico Scapaticci: “Insieme: per ripartire in campionato. Morgan De Sanctis e Paulo Sousa seduti, l’uno accanto all’altro, sul pullman sociale della U.S. Salernitana 1919, a parlare, a confrontarsi, magari anche a discutere, per trovare – insieme – una via d’uscita dal tunnel della crisi (di risultati, di gioco, di identità) che è stato imboccato in queste prime sei giornate del torneo di serie A. Il frame, che ho estrapolato da una sequenza di immagini di un paio di minuti, girate dalla troupe degli amici-colleghi dell’emittente Liratv, alle spalle della tribuna dello stadio “Castellani”, al termine dell’inopinata battuta d’arresto di Empoli, documenta – in modo non artefatto, a differenza di qualche foto recentemente costruita a tavolino! – che esiste (ancora) un dialogo, chissà se anche un rapporto stretto e collaborativo, tra il direttore sportivo e l’allenatore del club granata. Ora più che mai c’è bisogno di unità, compattezza, coesione tra loro due, la squadra e il presidente Iervolino. Prendano esempio dalla tifoseria, che quest’anno – per maturità, compostezza, pazienza e apertura di credito – sta dando punti, e parecchi, di distacco a tutte le altre componenti dell’ambiente granata. Il mio, e – immagino – il vostro, è lo stesso pensiero nel quale era assorto Paulo Sousa, alla fine dei primi quarantacinque minuti della trasferta (molto) amara di Empoli: dov’è finita la “sua” U.S. Salernitana 1919? Sei giornate, soltanto tre punti in classifica, dieci reti al passivo, un’altra partita iniziata con l’handicap del gol di svantaggio e un altro primo tempo omaggiato all’avversario di turno. E, pur volendo riconoscere tutte le attenuanti del caso per le assenze pesanti e per i ritardati acquisti, è innegabile che questa squadra sia irriconoscibile: nel carattere, nell’identità e nel gioco. E, anche se mi consiglierete tutti un immediato Tso, reputo che non sia – ancora – saggio buttare il bambino con l’acqua sporca. Anche se questa sarà la soluzione – umoralmente – più sollecitata, specie dalla piazza social”.

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