Ventura, il suo lavoro è già da 10 in pagella. Valorizzazione, progressi e manager a 360°

Ci piacerebbe postare tutti i commenti dei soloni del web nel giorno dell’annuncio di Gian Piero Ventura come nuovo tecnico della Salernitana. Tra chi rimpiangeva le brave persone con enormi lacune tecnico-tattiche e chi pensava fosse un allenatore finito dopo il flop con la Nazionale e con il Chievo, in tantissimi mostrarono scetticismo dimenticando che, prima della parentesi con l’Italia, era considerato a ragion veduta uno dei migliori professionisti in Italia. Non sappiamo come andrà a finire questa stagione, nè trapela nulla sul suo futuro, ma al 15 febbraio ci sentiamo già di attribuirgli il massimo dei voti. I motivi? I più disparati. Anzitutto l’enorme differenza con i suoi predecessori. Gli allenatori del passato (qualcuno anche molto scarso, in verità) si limitavano a preparare la partita della domenica senza concentrarsi sulla valorizzazione dei calciatori anche in prospettiva futura, sulla gestione dello spogliatoio e dei rapporti con l’esterno, sull’esordio dei giovani, sul rapporto con il settore giovanile e sulla necessità di gettare delle basi che potessero consentire di non ripartire sempre e puntualmente da zero. Solo Colantuono, imponendosi sulla realizzazione delle strutture, ha dato qualcosina in più dei vari Torrente, Sannino, Menichini e Gregucci, tutti finiti nel dimenticatoio ed esonerati senza rimpianto alcuno. Con Ventura, in conferenza, si disquisisce di plusvalenze, calcio, tattica e  schemi, non di “amico entusiasmo” o cose talmente banali da risultare noiose e scontate. Il salto di qualità è palese. Quanti sono i calciatori arrivati senza nemmeno saper fare un movimento e che oggi vengono seguiti in categoria superiore? Tanti. Così come sono tanti i superstiti della passata stagione che perdevano anche le amichevoli infrasettimanali e che oggi riescono ad avviare l’azione partendo dalle retrovie, senza mai buttare la palla e con la capacità di andare in casa della capolista affrontandola muso a muso senza alcun timore reverenziale e attaccano fino al 95′. Bravo ad inserire gradualmente i giovani senza mettere loro pressioni eccessive sulle spalle, pronto sin dal ritiro a parlare con chiarezza alla squadra e al pubblico, fautore di un regolamento interno che non perdona atteggiamenti sbagliati (caso Casasola docet) a costo di mettere sul mercato a gennaio gente di valore, ma che non ha saputo comportasi a dovere. Certo, se Cerci dovesse risultare un flop fino alla fine ci sarebbero delle responsabilità di Ventura  che lo ha voluto fortemente. Ma, ad oggi, Salerno ha uno dei professionisti migliori mai transitati sulla panchina granata dal 1919 ad oggi. Un manager all’inglese, un aziendalista allo stesso tempo ambizioso e che ha trasformato un’ “accozzaglia” di ragazzi bravi in un gruppo granitico che parla la stessa lingua ed è tra i più competitivi della B. Ricordando da dove siamo partiti sembra quasi un miracolo. E’ invece il frutto di un lavoro che non lascia nulla al caso, che permette di sognare di nuovo. Certo, prima o poi arriverà una sconfitta e la Salernitana non è propriamente la favorita per la promozione diretta. Ma tornare a vedere calcio, sudore e attaccamento è una vittoria che va ben oltre la classifica. Questa rosa, ne siamo sicuri, non è inferiore nemmeno al Benevento, ma in mano al Menichini di turno avrebbe reso allo stesso modo? Chiudiamo con Milan Djuric.  Alzi la mano chi in estate non ha pensato fosse il principale indiziato a lasciare Salerno per caratteristiche fisiche e tecniche non conformi al modo di giocare di Ventura. Ad oggi stiamo ammirando un bomber (sì, un bomber!) che sa fare tutto e che migliora giorno dopo giorno.

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